La recente mareggiata, che per un improvviso infuriare della bora nello spazio di poche ore, ha provocato tracimazioni e rotture di argini, che non hanno resistito all’impetuoso susseguirsi di onde e cavalloni, talché terreno da poco redento dall’opera intelligente ed instancabile di un benemerito bonificatore, coltivato a risaia e valle da pesca, dallo stesso bonificatore sistemata e resa redditizia con l’adduzione di acqua dolce di irrigazione e di quella marina di ricambio, furono inondate e trasformate in un vasto lago, che tutto ha sommerso. Gli abitanti dei casolari sparsi della Pila – di Cà Zuliani – patirono ancora una volta la tragedia che buona parte del Polesine patì nel novembre del 1951, costretti ad abbandonare le loro case faticosamente costruite e le loro masserizie e le scorte di viveri che con tenacia e sudore della fronte e rinunce di ogni genere, lontani dal vivere civile e dal progresso umano e sociale, avevano accumulato per la loro famiglia sino al nuovo raccolto.
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